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PostHeaderIcon NATALE NELL'ANNO DELLA FEDE

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NATALE NELL'ANNO DELLA FEDE


Anche quest’anno l’arrivo prezioso del Natale ci ricorda, in mezzo a tutte le cose che prendono la nostra vita, l’annuncio, atteso e allo stesso tempo incredibile, lieto e drammatico, storico ed eterno, l’annuncio della nascita del Salvatore.

Che Dio, proprio Dio, il Creatore, l’autore della Bellezza, il Signore delle cose e della storia, colui che ha messo nel nostro cuore la sete di libertà e di giustizia, il Mistero da cui ogni cosa dipende, che proprio Lui si sia fatto uomo come me e te, sia entrato nella storia che Lui stesso ha fatto, per dare tutto di sé, tutto questo è proprio “una cosa dell’altro mondo”.

Possiamo non capire bene ma dentro il nostro cuore sappiamo che da questo fatto, dalla Sua venuta, dalla Sua presenza redentrice, dipende la salvezza di tutte le cose e di tutte le persone, di tutte le situazioni rispetto alle quali non sappiamo come fare e neanche cosa dire.

Il grande scrittore francese Charles Peguy, dopo la conversione scriveva in “Veronique”: ...

 

PostHeaderIcon Al via l'Anno della Fede

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AL VIA L'ANNO DELLA FEDE

Cinquanta anni fa, l’11 ottobre 1962, con una processione mai vista prima, composta da oltre tremila cardinali, vescovi e uomini di chiesa di ogni parte del mondo, si riuniva nella basilica di san Pietro a Roma, per iniziare i suoi lavori, il Concilio Ecumenico Vaticano II che sarebbe poi andato avanti fino al 1965.
Un momento fondamentale della storia e della vita della Chiesa.
Un avvenimento carico di attese, vissuto con grande speranza e comunione, e portatore di novità per tutti.
La Chiesa si interrogava sul suo compito, sulla sua natura, sui suoi rapporti con la modernità, sui contenuti fondamentali della fede, sulla missione, sul dialogo, sulla situazione del mondo contemporaneo.
Era allora papa Giovanni XXIII che la gente chiamò poi “il papa buono”. Dopo la sua morte il Concilio sarà portato avanti da papa Paolo VI. Due grandi pastori, uomini di grande fede e guide sicure del popolo di Dio. ...

 

PostHeaderIcon Un coraggioso ragazzo di Gerusalemme

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UN CORAGGIOSO RAGAZZO DI GERUSALEMME...

Dopo che all’Ultima Spiaggia nello scorso settembre e quest’anno nel giorno del santo patrono, abbiamo affrontato le vicende della storia di San Marco Evangelista, diverse persone mi hanno chiesto di scrivere qualcosa, e così ecco la prima puntata!

Una tradizione antichissima che arriva fino ai primi secoli del cristianesimo ed anche le più antiche fonti scritte, sono tutte concordi nell’attribuire a Marco quello che, nell’ordine dei libri biblici, è il secondo Vangelo.

Nel testo del Vangelo non è citato il nome dell’autore, forse le prime comunità cristiane non avevano bisogno che venisse affermato il nome di uno che tutti conoscevano.

In realtà, nel Nuovo Testamento questo discepolo è indicato numerose volte ed è chiamato con il nome di Marco (At 15,39; Col 4,10; Fil 24; 2Tm 4,11; 1Pt 5,13), oppure Giovanni-Marco (At 12,12; 12,25; 15,37), o anche solo Giovanni (At 13,5; 13,13). Questo vuol dire che il suo nome ebraico era Giovanni e il suo sopranome greco era Marco.

Sempre nel libro degli Atti si racconta che, dopo l’uccisione dell’apostolo Giacomo, era stato arrestato anche Pietro e che tutta la comunità pregava mentre Pietro era in carcere. Dopo la liberazione miracolosa, Pietro «si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni, detto Marco, dove erano riuniti e pregavano» (At 12,12).

Così sappiamo che Marco era un ragazzo di Gerusalemme, che sua mamma si chiamava Maria e che la loro casa era punto di ritrovo dei discepoli di Gesù. Secondo diversi autori questa casa può essere collegata al luogo chiamato dalla tradizione “Cenacolo” e utilizzato da Gesù e dai discepoli prima e dopo la Resurrezione. Siamo nella parte alta della città di Gerusalemme, nel quartiere di Sion, che poi sarà abitato in buona parte dai cristiani.

Marco poteva avere poco più di una decina d’anni ed era sicuramente molto legato all’apostolo Pietro, tanto che, diversi anni dopo, lo stesso Pietro, nella sua prima lettera, lo chiamerà «Marco, figlio mio» (1Pt 5,13), sottolineando un legame di paternità nella fede e forse anche nel battesimo.

Ma secondo diversi autori ci potrebbe essere un’altra citazione che riguarda il ragazzo Marco all’interno del suo stesso Vangelo.

 

PostHeaderIcon Buona Pasqua!

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BUONA PASQUA!

Il tradizionale augurio di “Buona Pasqua” che ci facciamo in questi giorni sta diventando di anno in anno sempre più carico di un contenuto da tanti dimenticato e perciò sempre più nuovo, sconosciuto e necessario.

Cristo è Risorto! E questa è la nostra fede.

Ma le statistiche dicono che oggi moltissime persone, anche tra i cristiani praticanti, non sanno più cosa vuol dire e hanno una fede molto confusa sulla resurrezione e perciò sulla vita e sulla morte di ogni uomo. Interrogati su ciò che c’è dopo la morte, molti dicono che hanno paura che non ci sia nulla, che con la morte finisca tutto; diversi credono nella reincarnazione (ma è già un po’ passata di moda, andava forte una decina d’anni fa), altri pensano che torneremo a far parte della “natura”,  molti dicono che non sanno o che non sono certi di nulla.

Queste convinzioni, o l’assenza di qualsiasi fondamento di fede, si vede anche nel modo in cui partecipiamo alla celebrazione dei funerali.

Molti vengono per celebrare il ricordo di ciò che è stato e adesso non è più. ...

 

PostHeaderIcon Non abbandonare la nave

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NON ABBANDONARE LA NAVE

Nella sera di venerdì 13 gennaio la Costa Concordia, grande e modernissima nave da crociera, con oltre quattromila persone a bordo, sbatte su uno scoglio dell’isola del Giglio, si arena, si inclina, è invasa dall’acqua, viene abbandonata con una drammatica e complessa operazione di salvataggio. Ci sono anche numerosi morti.

Le notizie legate a questo evento allo stesso tempo drammatico, tragico e spettacolare hanno invaso i nostri mezzi di comunicazione e noi stessi per giorni, mostrandoci così anche tante vicende di coraggio ed eroismo e, allo stesso tempo, di egoismo o codardia.

C’è la storia di un passeggero disabile salvato da un viaggiatore che ha trascinato la carrozzella verso le scialuppe, del commissario rimasto bloccato ferito a bordo dopo aver aiutato tantissimi altri, di salvagente passati da sconosciuti che ne restano privi, del vicesindaco dell’isola che sale per aiutare mentre tutti cercano di scappare via. Ci sono anche le storie di gente che spinge e passa sopra gli altri per accaparrarsi un posto in scialuppa, addirittura del capitano che ad un certo punto abbandona la nave.

Quando nell’uomo si fa strada la certezza del pericolo e la possibilità di morire, scatta l’istinto di sopravvivenza che fa fuggire come se si fosse un branco di animali inseguito dai cacciatori. Eppure in tanti emerge qualcosa che non è istinto anzi, che va contro la logica della sola ricerca della sopravvivenza, e così c’è chi si ferma ad aiutare un vecchio o dà il proprio salvagente ad uno sconosciuto bambino o torna indietro perché ha sentito un grido di aiuto. Che cosa compare inaspettato, più forte dell’istinto di sopravvivenza? Cosa avrebbe fatto ognuno di noi? In un istante è come se si scatenasse la più grande sfida: vivo solo per me, mi importa solo di salvare me stesso e i miei figli, oppure quel vecchio smarrito in un corridoio buio è come se fosse mio padre e non lo posso lasciare indietro e rischio la vita per lui? ...

 
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